venerdì 12 novembre 2010

La dottrina dello yoga nello Yogasūtra di Patañjali

Yoga indica l'insieme delle tecniche che consentono il congiungimento del corpo, della mente e dell'anima con Dio (o Paramatma), l'unione tra Jivatman (energia individuale) e Paramatman (energia universale). Colui che segue e pratica il cammino dello Yoga è chiamato yogi o yogin (le donne sono dette yogini).
La prima grande opera indiana che descrive e sistema le tecniche dello Yoga è lo Yoga Sutra (Aforismi sullo Yoga), redatto da Patanjali, che raccoglie 185 aforismi. Gli studi tradizionali indiani identificavano Patanjali con l'omonimo grammatico vissuto nel III secolo a.C. ma studi filologici più moderni hanno postdatato la redazione dell'opera ad un'epoca presumibilmente altomedievale.
La diffusione di pratiche risalenti a quella tradizione in occidente, avvenuta tra il diciannovesimo e ventunesimo secolo, come la meditazione (dhyana), gli esercizi di controllo del respiro (pranayama) o gli asana (le celebri "posizioni" con cui lo Yoga viene comunemente identificato tout-court), ha tralasciato quasi sempre gli altri livelli, ed in particolare i primi due iniziali e per questo fondamentali. Ciò è dovuto al fatto che nella società occidentale il rapporto con lo Yoga non è mai stato strettamente relazionato alla religione (in particolare quindi all'unione dell'anima con Īśvara, il Signore), ma è sempre stato inteso come una disciplina che mira al semplice riequilibrio psicofisico dell'uomo e al raggiungimento di un generico stato di "benessere".

Gli otto stadi dello Yoga


Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Raja Yoga.

Patanjali indica al praticante 8 arti (come gli arti o parti di un corpo) dello Yoga, cioè otto possibilità per raggiungere l'unione con il Paramatma. Quando tiriamo una qualunque gamba di un tavolo, l'intero tavolo si muove.

Yama


Approfondimento
Le leggi etiche e morali esposte con il nome di Yama sono precetti universali, non relativi a tempo, luogo, stato e circostanze. Insieme essi formano la grande legge della vita. Infatti le troviamo anche nell'etica cattolica, nei libri dei Proverbi, della Sapienza, di Qoelet, nel canone ebraico e nel Vangelo.

Con Yama si intendono i "comandamenti morali universali", o astensioni. Sono i cinque "freni" su cui si fonda l'etica dello Yoga:
  • Ahimsa: non-violenza, astensione dall'infliggere a qualsiasi essere vivente qualunque tipo di male, sia esso fisico, psicologico, ecc.;
  • Sathya: verità, aderenza al vero, sincerità (soprattutto con se stessi).
  • Asteya: onestà, astensione dalla cupidigia, liberazione dall'avidità;
  • Brahmacharya: castità (intesa soprattutto come purezza morale e sentimentale);
  • Aparigraha: distacco, non-attaccamento, astensione dalla bramosia del possedere;

Niyama

Con Niyama si intendono le regole dell'autopurificazione.

  • Saucha: pulizia, salute fisica, purezza;
  • Santosa: appagamento, felicità della mente, l'accontentarsi;
  • Tapas: ardore, fervore nel lavoro, desiderio ardente di evoluzione spirituale;
  • Svadhyaya: studio di sé stessi, ricerca interiore;
  • Ishvara Pranidhana: abbandonarsi alla Divinità, la resa al Signore di tutte le nostre azioni.

Asana


Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Asana.

Gli āsana (in sanscrito आसन) sono posizioni o posture utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga. La funzione degli asana è direttamente collegata alla fisiologia indiana, fondata sul sistema sottile. Secondo tale sistema, attraverso l'assunzione di diverse posizioni del corpo, il praticante diviene in grado di purificare i canali energetici (Nadi), incanalare l'energia verso specifici punti del corpo ed ottenere così un notevole beneficio psico-fisico.
Gli asana conosciuti sono alcune migliaia; ciascuno di essi porta un nome derivato dalla natura (soprattutto animali), o dalla mitologia induista.

Pranayama


Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Pranayama.

Il Pranayama (letteralmente significa controllo delle correnti praniche - prana+yama) è il quarto stadio dello Yoga, secondo lo Yogasutra di Patanjali. Insieme a Pratyahara (ritiro della mente dagli oggetti dei sensi), questi due stati dello Yoga sono conosciuti come le ricerche interiori (antaranga sadhana) ed insegnano come controllare il prana per mezzo della respirazione e della mente, quale via per liberare i sensi dalla schiavitù degli oggetti di desiderio. La parola Pranayama è formata da Prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza, controllo, espansione). Il suo significato indica quindi il controllo del prana (energia vitale) per mezzo del respiro.

Pratyahara

Per Pratyahara si intende l'emancipazione della mente, il suo ritiro dagli oggetti dei sensi. La ritrazione dei sensi si ottiene distaccando l'attenzione dall'ambiente esterno dirigendola verso l'interno così come la tartaruga ritrae gli arti e la testa nel carapace. Il canto di un mantra e la pratica NYM sono tecniche che portano allo stato Prathyahara.

Dharana

Il termine Dharana indica la capacità di concentrazione, diventare tutt'uno con quello che si sta facendo, con un oggetto esterno o interno. Requisito indispensabile per i passi successivi.

Dhyana


Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Dhyana.

Dhyāna è un termine sanscrito che letteralmente significa meditazione. Dalla traslitterazione della parola Dhyāna nell'ambito delle Filosofie orientali derivano i termini Chan, in cinese e Zen, in giapponese.

Samadhi


Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Samādhi.

Per Samadhi si intende uno stato di coscienza superiore: è l'unione con Paramatma, l'unione del meditante con l'oggetto meditato, l'unione dell'anima individuale con l'Anima universale. Si può individuare con uno stato d'essere equilibrato, raggiungimento del benessere totale, tramite un percorso che porta ad uno stato di profonda realizzazione.

La fisiologia indiana


Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi le voci Chakra, Nadi e Kundalini.

Le tecniche insegnate dallo Yoga si fondano sulla fisiologia indiana secondo la quale il corpo umano è attraversato da canali energetici, le nadi, nei quali scorre il prana, l'energia universale. Le nadi sono oltre 40.000 (forse 72.000) ed irradiano tutto il corpo dell'energia dell'universo, i tre canali più importanti sono ida, pingala e sushuma che scorrono intorno alla colonna vertebrale incrociandosi in alcuni punti.

Alcuni tipi di Yoga classico

Altri tipi di Yoga

mercoledì 10 novembre 2010

Yama, le astensioni. Niyama, le osservanze.

Yama - le astensioni, Niyama - le osservanze

Cardine e punto di partenza del percorso che il praticante dovrà seguire per ottenere la liberazione

Yama - le astensioni, Niyama - le osservanze

ll saggio illuminato Patañjali (non a caso definito Bhagavân, il divino) in un'epoca storicamente imprecisata, tra il III secolo a.C. e il IV d.C. codificò lo Yoga in un'opera unica nel suo genere - gli Yogasutra; questa straordinaria raccolta di aforismi - 196 sûtra per l'esattezza - sono giunti fino a noi grazie a una ininterrotta trasmissione orale, definita col termine paramparâ - da bocca a orecchio, da Maestro a discepolo.
In virtù di questo sistema complesso e organizzato si delinea il percorso che il vero praticante dovrà seguire per ottenere l'illuminazione e la liberazione dalla catena delle reincarnazioni.
Quale cardine e punto di partenza per una comprensione ordinata di questa strada vediamo yama e niyama - le astensioni e le osservanze - da considerarsi soprattutto come il fondamento morale dell'ashtânga Yoga che si sviluppa, oltre ai due anga appena accennati, in hatha yoga, prânâyâma, pratyâhâra, dhâranâ, dhyâna e samâdhi.
Lo studio e l'approfondimento via via sempre più coinvolgente di yama e niyama, costringeranno l'adepto a una meravigliosa presa di coscienza di sé, del proprio ruolo in questo grande spettacolo della Creazione... e le sorprese potrebbero non finire qui. Ci si potrebbe trovare coinvolti in un oceano di Verità, di Conoscenza e di Amore.
Vediamo ora che cosa sono e come possono essere interpretati questi «comandamenti», assai rigorosi ed espressi in maniera da non lasciar spazio ad alcuna deroga, a nessuno «sconto».

Yama

Ahimsâ - la non violenza, un atteggiamento globale, onnicomprensivo rispetto a ciò che può «ferire l'altro» - l'uomo, l'animale, l'ambiente, tutte le cose che possono perdere la loro identità e la loro funzione. Dunque ahimsâ va ben oltre il concetto di «non uccidere»; bisogna comprendere che la freddezza nella comunicazione uccide tanto quanto un pugnale, che la crudeltà mentale è una grandissima forma di violenza così come l'indifferenza, una certa forma infida di ironia, il non saper ascoltare, non voler vedere... Pertanto l'ahimsâ rappresenta il grado più alto di inoffensività. Difficile da mettere in pratica... ma vero!
Satya - la verità, sempre, in ogni momento. Lo stolto mente con facilità, esagera nei suoi racconti, lascia intendere cose diverse dalla realtà dei fatti e in definitiva mente a sé stesso perché si pone in una condizione diversa rispetto alle esigenze della sua stessa anima. Poi, secondo Taimni, la menzogna offusca la buddhi (la pura coscienza), ovvero ottenebra quella limpida intuizione necessaria all'evoluzione. E ancora: una menzogna tira l'altra e il fardello diventa pesante e ingestibile quando si vuol procedere spediti verso l'illuminazione.
Asteya - non solo non rubare! Ma nemmeno ricercare privilegi che non ci spettano, attenzioni particolari in virtù di una posizione sociale o economica che permetterebbe, in determinate situazioni, un salvacondotto, un lasciapassare, una bustarella. Niente di niente. Bastare a sé stessi e cercare di comprendere sempre di più e sempre meglio «il nostro ruolo in questa vita», con tutto quello che ne deriva.
Brahmacharya - la continenza. E fin qui sono d'accordo: una vita sessuale smodata che genera attaccamenti di ogni tipo è contro ogni forma di igiene mentale. Non concordo però con l'astinenza assoluta indicata da molti commentatori come condizione imprescindibile al progresso spirituale, già tenendo in considerazione l'etimologia della parola brahmacharya che letteralmente significa «essere Maestri di sé stessi in Brahman». Semplicemente, il giusto distacco e l'atteggiamento appropriato in un piacevole aspetto della vita.
E' evidente invece che ad un livello avanzato di ricerca personale, spontaneamente diminuiscano gli appetiti sessuali, tanto grande e desiderabile appare il contatto con l'Assoluto che via via si è rivelato e che sappiamo essere «l'Unica Mèta».
Aparigraha - il non possesso. Pensare di possedere qualcosa, o qualcuno, è pura illusione. In questo periodo di tempo che va dalla nostra data di nascita (certa) alla nostra data di morte (?) e che sappiamo essere null'altro che una possibilità che ci viene offerta dalla Vita - la Madre Divina, la Shakti - come occasione di trasformazione e sviluppo spirituale, che posto ha il concetto di possesso?
Siamo nel bel mezzo di un grande spettacolo in cui ognuno di noi ha un ruolo, quello che ci siamo meritati grazie a tutto quello che abbiamo fatto o non fatto nelle nostre vite precedenti. Siamo gli attori, troppo spesso inconsapevoli del nostro ruolo, e infatti ci ritroviamo a interpretare Paperon dei Paperoni o la Divina collezionista di cuori infranti o il plurititolato capo di governo.
Infine si diventa schiavi e vittime di un pensiero/attaccamento costruito sul nulla.
Arriva Mara - il dio della Morte - e tutto scompare...

Niyama

Sauca - la purezza, la pulizia del pensiero, delle intenzioni e anche dell'abito che si indossa, della nostra pelle e in generale del corpo, come si evince dalle scrupolose attenzioni che lo Yoga dedica all'organismo tutto.
Mentre riferendoci a yama pensiamo a cinque precetti che vietano comportamenti dannosi per l'evoluzione personale e per l'armoniosa convivenza con il genere umano, se parliamo di niyama osserviamo che si tratta di indicazioni disciplinari, costruttive, in vista di una vera vita yogica: da una sana, parca dieta alla molteplicità dei neti, dei dhauti e dei prânâyâma purificanti e ossigenanti.
Contemporaneamente, depurati dalla spazzatura altamente inquinante dei pensieri abituali che affollano la mente e su cui di solito non si ha alcun potere di controllo, avvicinandoci alla meditazione osserviamo l'alba del nostro riscatto, la luce radiosa dell'Eterno che si fa strada.
La meditazione dunque come panacea e come espressione di una Realtà vera, senza ambiguità.
Samtosa - l'appagamento, proprio il contrario della frustrazione (sentimento assai diffuso che fa apparire l'erba del vicino sempre più verde).
Samtosa rende assai bene l'idea di quiete, di pacificazione allorché si accetti l'idea che non esiste un Dio capriccioso che fa e disfa le cose secondo l'umore del momento ma si capisca che la fortuna e la sfortuna non esistono e tutto deriva da un Principio Originario che è la matrice stessa della Vita, delle Coscienza e dell'Amore - sat-cit-ânanda. E noi siamo QUELLO.
Tapas - la fede, il fuoco ardente dell'Amore per il Divino che consuma e rigenera.
Questa fiamma va mantenuta costantemente viva, a qualunque costo, ed è la base per una sana spiritualità fatta di gioiosa consapevolezza e di allegra condivisione con il prossimo piuttosto che di funeste pratiche autopunitive, di sacrifici non richiesti, di volti lividi e senza sorriso. «Un santo triste è un triste santo» recita un proverbio.
Buddha stesso, dopo anni di penose pratiche ascetiche, comprese che il volto di Dio si rivela soprattutto nella gioia; e la notte successiva a questa scoperta, seduto sotto l'albero della bodhi, Egli ottenne il nirvâna.
Svâdhyâya - lo studio di sé e del Sé. Uno studio non in chiave psicologica ma logico e deduttivo.
Qui possono essere di aiuto le biografie dei santi e degli illuminati, di coloro che hanno ottenuto la liberazione in vita: gli eletti!
E ancora, comprendere il coraggio di queste grandi anime che non hanno voluto smarrirsi nella giungla dei senza dio e, pagando sempre prezzi altissimi, avendo annientato il proprio ego, si sono purificati al calor rosso dell'abnegazione, hanno superato sé stessi e hanno spezzato la ruota delle reincarnazioni. Finalmente la libertà: il kaivalya.
Îsvara pranidhâna - le resa: l'abbandono a Dio quale Ente Supremo, solo conoscitore della «Legge di causa ed effetto» e dunque il reggitore stesso della vita nella molteplicità delle sue espressioni.
L'abbandono alla volontà suprema è la più alta forma di ascesi ed è ciò che contraddistingue il vero illuminato. Affrontare il proprio percorso spirituale secondo questo principio garantisce, senza ombra di dubbio, la conoscenza e la liberazione in vita.

Chi siamo.





Il Centro Yoga Ardhanarishvara nasce nel 2001, da un progetto curato da Nicoletta Fabbi e
Daniela Marretti, insegnanti Yoga di formazione Shivanda, appartenenti alla YANI
(yoga associazione nazionale insegnanti). Un'Associazione Culturale che si propone di diffondere
la pratica e lo studio dello Yoga per promuovere il benessere e l'equilibrio psicofisico della persona.

Ormai al suo decimo anno di attività, il Centro offre un calendario molto articolato di lezioni,
sia nel numero che nella varietà degli aspetti che si affrontano, cercando di fornire la possibilità
di effettuare una pratica completa, assidua e regolare.
Oltre alle lezioni settimanali di Yoga, che comprendono la pratica delle posture fisiche,
della meditazione, del rilassamento e della respirazione, il Centro propone infatti anche
tutta un’altra serie di attività che vanno dalle terapie energetiche, a seminari, conferenze,
incontri periodici su differenti argomenti e tecniche, sempre rivolti all'approfondimento
della crescita personale.

L'attività settimanale prevede momenti di approfondimento e di confronto,
come la lettura e l'analisi di testi yogici fondamentali, presi a pretesto
per approfondire la conoscenza della disciplina, ma anche per incontrarsi e
condividere la propria crescita.
Il metodo proposto nel Centro, riconducibile al metodo integrale della Scuola Shivananda
di Rishikesh, è un metodo dolce, che unisce il più possibile i diversi rami dello yoga, privilegiando
la pratica fisica come mezzo più immediato per conoscersi e per riequilibrarsi, ma senza
tralasciare altri aspetti fondamentali quali il rilassamento, la respirazione, la concentrazione,
la pratica del canto, la meditazione, senza i quali anche la pratica fisica sarebbe ridotta a
mero e superficiale esercizio meccanico.

HATHA-YOGA La pratica delle posture e del controllo del respiro, ci offre la possibilità di
educare il corpo coinvolgendo profondamente il mentale e di andare quindi verso l’integrazione
del nostro essere. Esercitando tutte le parti del corpo con partecipazione consapevole,
raggiungiamo in breve a agilità, armonia, fluidità a livello del corpo fisico e massima
funzionalità a livello del corpo energetico sottile. Anche gli organi interni, le ghiandole
endocrine e quindi la funzionalità strettamente chimica del nostro corpo vengono
profondamente stimolati e riequilibrati dalla pratica, con conseguenze benefiche
molto rilevanti anche sul piano dello stato complessivo della mente: tutto questo
può modificare il nostro approccio alla vita, accrescere la nostra consapevolezza e
donare serenità e salute.

CORSI PER GESTANTI
CONVENZIONATI CON UNI3

PER INFORMAZIONI TELEFONARE AI SEGUENTI NUMERI:
33916606 - 3475884652
o presentarsi presso la nostra sede in via Bonghi, 7 (Palazzo Cosimini)
DURANTE L'ORARIO DELLE LEZIONI



martedì 9 novembre 2010

Centro Yoga Ardhanarishvara

LUN


MARTEDI

MERCOLEDI

GIOVEDI

VEN

SABATO







Dani o Nico
10.00
lezione di due ore
HathaYoga
pratica delle posture fisiche, pranayama, dharana







Nicoletta

17.00
lezione di un'ora e mezza
HathaYoga
asana
(posture fisiche)
pranayama
(tec.di respirazione) rilassamento
Nicoletta
17.00
lezione di due ore
Hatha Yoga
e
Yoga Nidra
rilassamento profondo guidato
Daniela
17.00
lezione di un'ora e mezza
HathaYoga
asana
(posture fisiche)
pranayama
(tec.di respirazione) rilassamento










Nicoletta
18,30
lezione di un'ora e mezza
Dharana
tecniche di
concentrazione

Daniela
18.30
lezione di un'ora
Mantra-Nada Yoga
tecniche di utilizzo della voce e del suono




Nicoletta
19.00
lezione di un'ora
gruppo di lavoro teorico-pratico di lettura, condivisione aprofondimento
a partire dai testi fondamentali della disciplina Yoga




Daniela

19.30
lezione di un'ora e mezza
Hatha Yoga
asana
(posture fisiche)
pranayama
(tec.di respirazione) rilassamento

Nicoletta
19.30
lezione di un'ora e mezza
Hatha Yoga
asana
(posture fisiche)
pranayama
(tec.di respirazione) rilassamento